Comune di Marcianise (CE)

Le Origini

Stemma Comune di Marcianise
Le Origini
La tipologia dominante al cui interno si può inserire Marcianise è sicuramente quella di un centro tipicamente contadino e l'economia agricola ha costituito per lunghi secoli la ragione della sua storia e della sua cultura: posta al centro della fertile pianura di Terra di Lavoro, che gli antichi definivano con il termine di "Campania Felix", Marcianise appare sede di insediamenti fin da epoca molto remota.

I resti archeologici e soprattutto i corredi funerari provenienti dalle tombe scavate nel territorio di Marcianise confermano la presenza di civiltà varie che hanno interessato l'area in epoche diverse e con modi differenti, e che hanno coinvolto questo territorio in correnti di penetrazione di genti numerose che sono state attratte dalla feracità del suolo e dalla possibilità, quindi, di praticare un'agricoltura particolarmente produttiva e redditizia.

Queste indubbie presenze non hanno dato luogo a fatti di insediamenti urbani veri e propri: non esistono infatti testimonianze chiare a questo proposito ed anche per la stessa epoca romana le fonti narrative non conoscono il toponimo Marcianise: il che naturalmente non vuol dire affatto che non esistesse la città, essendo questa parte del territorio campano definito sotto la dizione generica di "Ager Campanus" con riferimento quindi alla più importante città della zona, Capua.

In epoca romana, infatti, il territorio di Marcianise appare interessato ad un intenso popolamento, sia per l'importanza che assume Capua, già città rivale di Roma, sia dopo la defezione di Capua da Roma, in occasione della seconda guerra punica, che porta il territorio capuano ad essere centuriato per essere distribuito in un primo tempo ai coloni, e successivamente ai veterani.
Questa è proprio una delle prime tesi che riguardano l'origine di Marcianise, proposta la prima volta dallo storico locale Nicola De Paulis nel 1878 contro le opinioni contrarie soprattutto di Gabriele Iannelli.

Secondo De Paulis, infatti, Marcianise avrebbe avuto origine grazie ad una delle tante colonie dedotte nel territorio capuano da Cesare e concesse ai suoi veterani in premio per la loro fedeltà; e l'origine militare di questi nuovi coloni li avrebbe spinti ad organizzare e strutturare l'insediamento urbano nella forma di un accampamento militare, di cui il De Paulis indicava l'estensione e la composizione interna attraverso un esame minuzioso della forma urbanistica di Marcianise e naturalmente della sua zona centrale.In particolare De Paulis considera l'area delle cosiddette "vinelle" il cui sviluppo ortogonale delle strade dà l'idea appunto di un acquartieramento di tipo militare. A questa tesi dell'origine romana di Marcianise si oppose con decisione lo storico capuano, coevo del De Paulis, Gabriele Iannelli, fondatore del Museo Campano di Capua, che, in un volume scritto appositamente a confutazione delle opinioni del De Paulis, sostenne invece l'origine medioevale di Marcianise, collocando le origini della città tra il 1101 e il 1117 ed assumendo come elemento cronologico determinante un documento di archivio del 1502, riportato da Leone Ostiense nella sua "Chronica Sacri Monasterii Casinensis", nel quale sembra compaia la prima citazione del toponimo nella forma "Marcenisi".

Secondo Iannelli dunque Marcianise avrebbe avuto origine al tempo del Principato longobardo di Capua.Più di recente sulla questione delle origini di Marcianise vanno registrati interventi di altri studiosi che hanno impostato il problema in termini più generali e sulla base di un quadro di riferimento più ampio che orientano verso una forma di insediamento a carattere rurale presente nella zona di Marcianise, in età preromana e romana.

Secondo il Delli Paoli la zona di Marcianise, cuore dell'antica "Campania Felix", è stata sicuramente popolata in epoca romana, anzi, ancora in epoca preromana, essa appare al centro di colonizzazioni greche o addirittura etrusche, come d'altra parte testimoniano i ritrovamenti delle tombe nel territorio di Marcianise.

Ancora più deciso, anche nell'indicazione di una datazione precisa, appare invece il Gentile, il quale afferma che in assenza di dati che possano consentire maggiore precisione non sembra del tutto azzardato concludere che le origini di Marcianise possano essere agevolmente collocate addirittura tra il II ed il I secolo a.c.

Secondo il Gentile la parte della pianura campana compresa tra la riva sinistra del Volturno, l'arco dei monti che, dal Tifata al S. Michele, delimita il piano, e la linea immaginaria che, delimitando la provincia di Napoli, passa per Succivo, presenta, specie nelle zone di S. Maria C.V., Caserta, Maddaloni, Marcianise, ed Aversa, tutta una serie di strade rotabili, carreggiabili, strade campestri, sentieri, fossati continui ed argini che l'attraversano da nord a sud e da est ad ovest, paralleli tra di loro ed incrociantisi ad angolo retto, in modo da formare un reticolo simmetrico di quadrati di uguale superficie. Il reticolato è tuttora evidente, anche se la viabilità di questi ultimi decenni ha stravolto in gran parte tutto il sistema.

Tali quadrati rivelano senza ombra di dubbio la "centuriatio" romana, rappresentando il tracciato della misurazione e della "limitatio dell'Ager Campanus", effettuate dagli agrimensori di Roma e che tuttora affiora quà e là, a distanza di millenni, nonostante che l'opera dei secoli trascorsi abbia alterato aspetto e natura stessa del terreno.

Lungo le linee gromatiche che costituirono i cardini e i decumani dell'agro centuriato o all'incrocio di questi si svilupparono numerosi centri abitativi, la cui origine è appunto legata alle assegnazioni agrarie.

Lo sviluppo della nuova viabilità, il diverso assetto delle proprietà terriere che portò ad una confusione di "limites" e la natura geofisica del terreno, particolare in questa parte della pianura, hanno alterato il sistema delle linee gromatiche, ma non hanno del tutto cancellato la visione d'insieme. La rete stradale tra S. Maria C.V. e Maddaloni ad occidente e, verso sud, fino a Marcianise, esprime ancora abbondantemente il tracciato degli antichi agrimensori.

Un "limes", sicuramente gromatico, in località Trentola conferma la pratica della centuriatio denunciata nel territorio dalla sopravvivenza di tracce della "limitatio agrorum" romana nella provinciale che collega Trentola a Loriano e quella di Casadelbene rispettivamente decumano e cardine, al cui incrocio esso è collocato.

Per la precisione il cippo, "termine muto", perchè non porta alcuna iscrizione, si trova all'angolo tra il sesto decumano, ad est di quello massimo, ed il quarto cardine a sud di quello massimo. Intorno ad esso la fantasia popolare si è sbizzarrita e sono fiorite, con l'andar del tempo, varie leggende. Il cippo sarebbe stato posto dal diavolo a guardia di un tesoro - è una delle storielle -, perciò non si resce a spostarlo. E' di pietra calcarea bianca a forma cilindrica, leggermente rastremata in basso, la sommità è piuttosto lisciata. Ha un diametro di circa 1 metro e 14 cm ed un'altezza di circa 1m e 30cm. Per quanto riguarda la sua datazione, il termine muto di Trentola, per forma e dimensione, potrebbe essere collocato fra l'età graccana e l'età augustea.

L'indagine, per ovvie esigenze di completezza, non può prescindere dall'esame linguistico del toponimo. La storia di un luogo è, infatti, essenzialmente nella sua denominazione.
Più tesi si rincorrono anche a proposito del nome della città, ricondotto dal De Paulis al culto di Marte praticato dagli ex militari che avrebbero avuto i terreni di Marcianise, con una costruzione del termine composto nella forma "ad Martia nisi", intendendo quindi la locuzione come una parafrasi per alludere a coloro che erano diventati coloni e che già si erano adoperati nelle armi.
Iannelli invece connette il nome di Marcianise alla nobile famiglia longobarda dei Marzani, intendendo sia pure in modo dubitativo, il suffisso "nise" come legato ad una prestazione feudale, da cui il nome "Marzani-nise".

Per il Gentile il nome Marcianise deriverebbe da un termine aggettivale in "ise" che potrebbe suggerire una interpretazione legata alla proprietà terriera e far rientrare il toponimo nella serie dei nomi locali legati ai "praedia" o ai "fundi" di cui è così ricca la toponomastica antica.

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